10 Ott

 

Con l’ordinanza che può leggersi in allegato, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi ha sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 54 d.lgs. n. 274/2000, per contrasto con gli artt. 3, 27 e 29 Cost., nella parte in cui impone lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nella provincia di residenza del condannato, ovvero – subordinatamente (C. Cost., ord. n. 242/2007) – nella parte in cui non prevede l’ipotesi che il giudice, su richiesta del condannato, lo ammetta a svolgere il lavoro di pubblica utilità presso un Ente non compreso nella provincia di residenza.

I fatti: una donna viene condannata per guida in stato di ebbrezza ed ammessa ex art. 186, co. 9 bis cod. strada alla pena sostiutiva del lavoro di pubblica utilità da svolgersi, secondo le modalità previste dall’art. 54 d.lgs. n. 274/2000 (richiamato dalla citata disposizione del cod. strada), presso un determinato ente convenzionato con il Tribunale irpino. Successivamente, con istanza promossa in sede esecutiva, la condannata chiede l’autorizzazione allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità presso un altro ente, diverso da quello indicato in sentenza e con sede al di fuori della provincia di residenza, adducendo gravi e serie motivazioni di ordine familiare (l’ente richiesto è infatti una struttura ospedaliera nella quale si trovano in degenza sia il padre sia la madre della condannata, unico soggetto della famiglia in grado di assistere i genitori).

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